L’Osservatorio Uiv-Vinitaly smonta molti luoghi comuni sul consumo di vino. Crescono i consumatori under 28, aumenta la curiosità verso nuovi formati e cambia il modo di vivere il vino fuori casa
Per anni il calo dei consumi di vino è stato attribuito quasi automaticamente alle nuove generazioni. Ma i numeri raccontano una realtà molto diversa.
Secondo l’analisi “Profilo e attitudine dei nuovi consumatori di vino” realizzata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly su dati Istat e Iwsr, i giovani non sono i responsabili della crisi del vino. Anzi: sono oggi la fascia che mostra i segnali più interessanti di crescita e coinvolgimento.
Si beve meno, ma i consumatori aumentano
Il primo dato che emerge è sorprendente:
oggi in Italia i consumatori di vino sono quasi 30 milioni, pari al 55% della popolazione.
Rispetto al 2011 si registra addirittura un incremento di circa 600mila consumatori.
Il cambiamento vero riguarda piuttosto il modo di bere:
- diminuiscono i consumi quotidiani
- aumentano i consumi occasionali
- cresce l’attenzione alla moderazione
Vent’anni fa prevaleva il consumo abituale; oggi il 61% degli italiani beve vino in modo saltuario.
La GenZ è l’unica fascia realmente in crescita
Secondo lo studio, la fascia 18-24 anni è l’unica ad aver aumentato significativamente il proprio rapporto con il vino negli ultimi anni.
Il consumo tra i giovani under 28 è passato dal 39% al 47%, segnando una crescita importante rispetto alle generazioni più mature, sostanzialmente stabili o in lieve flessione.
Per gli analisti, il tema è anche demografico:
i giovani pesano meno semplicemente perché oggi sono numericamente inferiori rispetto alle generazioni precedenti.
I giovani bevono vino in modo diverso
Il rapporto della GenZ con il vino è molto diverso rispetto a quello dei Boomers.
Per le generazioni più mature il vino resta fortemente legato alla tavola e alla tradizione gastronomica.
Per i più giovani, invece, entrano in gioco:
- curiosità
- esperienza
- identità personale
- immagine sociale
Tra gli under 28, il gusto è la principale motivazione di consumo, ma cresce anche il valore simbolico del vino:
“essere sofisticato”, “fashion”, “distintivo”.
La GenZ spende più dei Boomers
- la GenZ spende mediamente 18 euro
- i Boomers si fermano attorno ai 10 euro
Sorpresa: i giovani amano i vini rossi
- Amarone della
- Valpolicella
- Barbaresco
- Taurasi
- Bolgheri
- Chianti
Cambiano i formati
- Amarone della
- Valpolicella
- Barbaresco
- Taurasi
- Bolgheri
- Chianti
Il ristorante resta centrale
Contrariamente a molte previsioni pessimistiche, il ristorante continua a essere il luogo preferito dai giovani per consumare vino.
L’86% della GenZ dichiara infatti di bere vino soprattutto fuori casa, dimostrando quanto esperienza, atmosfera e relazione continuino a influenzare il consumo.
Un altro dato significativo riguarda la disponibilità ad ascoltare consigli:
oltre il 75% dei giovani si affida volentieri al personale di sala o al gestore del locale.
La vera sfida: parlare il linguaggio contemporaneo
Secondo gli analisti, il problema non è convincere i giovani a bere vino, ma riuscire a comunicare il vino nel modo giusto.
Packaging, branding, linguaggio visivo e narrazione diventano quindi strumenti decisivi per costruire connessione con le nuove generazioni.
Per il settore vitivinicolo, questo significa:
- semplificare senza banalizzare
- rendere il vino più accessibile
- costruire identità forti e contemporanee
- migliorare esperienza e percezione del prodotto
Perché il vino continua a interessare i giovani. Ma vuole essere raccontato in modo diverso rispetto al passato.
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Contenuti rielaborati da un articolo pubblicato su Gambero Rosso.